In diritto non esistono cause vinte o perse.
Sussistono invece posizioni più o meno favorevoli.

Sentenze
Le ultime sentenze e aggiornamenti di giurisprudenza
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Per valutare ed al meglio consigliare e indirizzare il cliente, essenziale è non dimenticare che non esiste la ragione “oggettiva”, ma “chi ti da ragione”.

Pertanto, l’esito di una causa non promana né dalla fortuna né dal caso, ma piuttosto da una attenta e minuziosa strategia processuale pianificata con il cliente e per il cliente.

Avv. Alberto Malavolta

Studio Legale Malavolta

Lo Studio Legale Malavolta nasce nel 1992.
Professionalità e precisione sono i suoi punti di forza.
Lo Studio ha maturato competenze in diritto civile, bancario, anatocismo e malpractice medica (colpa medica).
Tutela del medico in ambito penale.
Meticolosa attenzione per il cliente, aiutato a valutare con obiettività tutte le possibili strade, soppesando rischi e benefici.

Nel diritto civile la competenza specifica abbraccia il diritto Bancario, di famiglia, la responsabilità bancaria e la colpa medica.

L’omonimo titolare Avv. Alberto Malavolta,
ha curato lo sviluppo e la crescita professionale dello Studio.

Cattivi investimenti

Lo Studio tratta altresì la materia attuale in tema di cattivi investimenti proposti dalle banche ai risparmiatori.

Avvocato Alberto Malavolta

Lo Studio è retto, da circa venticinque, dall'omonimo titolare, il quale ne ha da sempre curato la crescita e lo sviluppo professionale.

L'Avv. Alberto Malavolta si laurea a pieni voti nell'ateneo urbinate con laurea in ricapitalizzazione delle imprese in crisi e sistemi di ricorso al credito.

Collabora da sempre con importanti Istituti Assicurativi e Bancari nella materia di recupero dei crediti, in particolar modo in favore delle imprese e dei risparmiatori.

Nel dicembre 2009 è scelto per pubblicare un articolo Dossier, a tiratura nazionale, su "Carriere & Professioni Giustizia", edito da Golfarelli Editore, nella materia del recupero crediti.

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Insolvenze, quali vie di recupero?

Il recupero di un credito rappresenta, per un'impresa, un'equazione tutt'altro che semplice. Scegliendo le strategie errate, infatti, si rischia di non ottenere nemmeno un sostegno fiscale in caso di esito negativo. I suggerimenti dell'avvocato Alberto Malavolta, tra soluzioni stragiudiziali e tribunali
di Dean Coleman

L'affermarsi delle soluzioni stragiudiziali all'interno di una società è, da un lato, sinonimo di avanza­mento meccanicistico del sistema giustizia e, dall' altro, il sintomo di un'insofferenza. Rappresenta, infatti, una reazione, da parte della società civile, dinanzi a un'inefficienza della cosa pubblica. E la classe forense si deve adeguare. Tuttavia, è peri­coloso il ricorrere ecccessivamente allo stragiudiziale, come so­stiene l'avvocaco Alberto Malavolta. «Occorre una sinergia di sctumenti stragiudiziali e giudiziali» sostiene il legale, che af­fronta una delle questioni più sensibili per le imprese italiane: il recupero crediti.

Cosa può comportare il tentativo di recupero in via stragiudiziale?
«Se non si intraprende un'azione legale, spesso, il debitore resta totalmente inattivo rispetto all'adempimento della sua obbli­gazione. Va da se, comunque, che il tutto dipende dalla for­mula stragiudiziale che si sceglie di intraprendere. Troppo spesso si assiste alla compilazione di solleciti che non sensibi­lizzano in maniera compiuta il debitore sui potenziali rischi del protrarsi del suo stato di insolvenza. Una compilazione det­tagliata, invece, porta a notevoli soddisfazioni e maggiori re­cuperi stragiudiziali».

Però, come ha già dichiarato, questo non è suffi­ciente.
«Le imprese hanno e devono avere sempre interesse al recupero del credito o comunque al suo tentativo, godendo di benefici detrattivi fiscali in caso di esito negativo della procedura. E d'obbligo però specificare che le aziende non possono essere correttamente scrvite dal legale solo attraverso la procedura stragiudiziale, tenendo conto che le normative fiscali preclu­dono la possibilità di porre a perdita il credico insoluto sol­canto sulla base del tentativo stragiudiziale fallito. L'avvocato deve quindi saper consigliare in relazione alle singole situa­zioni e all'importo del credito insoddisfatto. Le imprese go­dranno allora dei benefici del tentativo stragiudiziale non andato a buon fine solo per gli importi più piccoli per i quali l'Agenzia delle Entrate accetta la missiva dell'avvocato circa l'antieconomicità di recupero di quel credito».

Come professionista quale strategia adotta general­mente?
«In primo luogo effettuo ricerche mirate sul patrimonio del debitore e sulla sua solvibilità presente e pregressa. Successiva­mente consiglio l'invio di un'unica messa in mora e diffida ad adempiere al debitore rappresentandogli analiticamente quali potrebbero essere le conseguenze del protrarsi del suo stato d'insolvenza. Qualora l'importo della sofferenza sia consistente, punto alla via giudiziale poiché è l'unica che in caso negativo comunque garantisce di poter usufruire di detrazioni fiscali».

Volendo si puo anche frazionare il debito?
Certamente. E l'escamotage che si può proporre in Tribu­nale richiedendo prima un sequestro conservativo e, in seguito, un decreto ingiuntivo con la formula della provvisoria esecu­zione adduccendo quale motivo di urgenza ii sequestro con­servativo già preliminarmente depositato. Questa procedura spesso perrnette di abbreviare i tempi di esecuzione di ben 40 giorni, lasciando al debitore per il pagamento solo ii tempo previsto dall'atto di precetto».

Si può registrare una conversazione privata senza il consenso dell'interlocutore?

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 5844 del 5 marzo 2025 torna ad occuparsi delle condizioni necessarie affinché sia ritenuto legittimo registrare senza autorizzazione una conversazione privata, intercorsa, nella fattispecie, con un collega di lavoro.

  • a) non è illecita la violazione del diritto alla riservatezza, cioè la condotta di registrazione d'una conversazione tra presenti in mancanza dell'altrui consenso, ove rispondente alle necessità conseguenti al legittimo esercizio del diritto di difesa in giudizio;
  • b) l'utilizzazione di tale registrazione avvenga solo in funzione del perseguimento di tale finalità e per il periodo di tempo strettamente necessario;
  • c) peraltro, il diritto di difesa non deve ritenersi limitato alla pura e semplice sede processuale, estendendosi a tutte quelle attività dirette ad acquisire prove in essa utilizzabili, ancor prima che la controversia sia stata formalmente instaurata mediante citazione o ricorso; non a caso, nel codice di procedura penale, il diritto di difesa costituzionalmente garantito dall'art. 24 Cost. sussiste anche in capo a chi non abbia ancora assunto la qualità di parte in un procedimento.

Mutuo: il convivente che paga non ha diritto alla restituzione di metà somma.

I versamenti di denaro eseguiti da un convivente a favore dell'altro durante la convivenza costituiscono adempimento di un'obbligazione naturale, con conseguente impossibilità di chiederne la restituzione. Tale principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 11337/2025.

Famiglia: Il mantenimento del figlio maggiorenne non è alternativo all'accoglimento in casa.

Non è ammissibile che il genitore obbligato al mantenimento possa scegliere unilateralmente di adempiere all'obbligo mediante accoglimento in casa del figlio da parte di uno dei genitori. Così ha stabilito la Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 3329 del 10 febbraio 2025.

Disabilità e diritto di famiglia: la Cassazione fissa i limiti all’assegnazione della casa.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 23443 del 18 agosto 2025, ha stabilito che l’assegnazione della casa familiare al genitore convivente con figlio maggiorenne disabile richiede una convivenza stabile e attuale: non basta la prospettiva di un futuro rientro.
Con l’ordinanza n. 23443 del 18 agosto 2025 la Prima Sezione civile della Cassazione ha fissato un principio destinato ad incidere in maniera significativa sulle future pronunce in materia di diritto di famiglia.

Spese straordinarie figli: stop al 50% fisso se i redditi sono sbilanciati.

L’ordinanza n. 18954/2025 della Corte di Cassazione segna un’importante evoluzione nel diritto di famiglia, affermando che il riparto delle spese straordinarie per i figli non debba essere rigidamente paritetico, ma proporzionato alla capacità economica di ciascun genitore.

Motociclista cade a causa di un dosso sulla strada: Comune responsabile.

La responsabilità ex art. 2051 cod. civ., per danni cagionati dalla condizione del manto stradale prescinde dalla prova della ricorrenza di una situazione di insidia, essendo sufficiente la dimostrazione del nesso tra «res» ed evento dannoso.
Tale principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 8450/2025.

Le spese straordinarie in favore dei figli e la necessità dell'accordo preventivo.

La Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 17017 del 25 giugno 2025 è tornata ad occuparsi della questione delle spese straordinarie in favore dei figli sostenute da uno dei genitori e della necessità o meno dell'accordo preventivo da parte dell'altro genitore.

  • a) in tema di spese straordinarie sostenute nell'interesse dei figli, il genitore collocatario non è tenuto a concordare preventivamente e ad informare l'altro genitore di tutte le scelte dalle quali derivino tali spese, qualora si tratti di spese sostanzialmente certe nel loro ordinario e prevedibile ripetersi e riguardanti loro ammontare (come ad es. le spese scolastiche, spese mediche ordinarie)
  • b) il preventivo accordo riguarda solo quelle spese straordinarie che per rilevanza, imprevedibilità ed imponderabilità esulano dall'ordinario regime di vita della prole;
  • c) tuttavia, anche per queste ultime, la mancanza della preventiva informazione ed assenso non determina automaticamente il venir meno del diritto del genitore che le ha sostenute, alla ripetizione della quota di spettanza dell'altro, dovendo il giudice valutarne la rispondenza all'interesse preminente del minore e al tenore di vita familiare;

Illegittimo il licenziamento della lavoratrice per abuso dei permessi della L. n. 104/1992.

La Suprema Corte ha ribadito il principio di proporzionalità, evidenziando che il licenziamento è una sanzione estrema, applicabile solo laddove la condotta del lavoratore risulti grave ed ingiustificabile. Ordinanza del 1°giugno, n. 14763.

Aree per cani: il dovere di vigilanza del proprietario del cane.

Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione civile -la n.9620/2025- che ha ribadito che le aree per i cani non sono terra di nessuno. Nello specifico la Cassazione penale ha confermato la condanna nei confronti della proprietaria di un Pitbull lasciato libero in un’area cani e resosi “colpevole” dell’aggressione di un altro cane e del suo proprietario. Sentenza 9620/25

Processo civile: il valore probatorio dei messaggi whatsapp.

Con l’ordinanza n.1254/2025, pubblicata il 17 gennaio 2025, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul valore probatorio dei messaggi whatsapp nell’ambito dei giudizi civili. i messaggi “whatsapp” e gli “sms” conservati nella memoria di un telefono cellulare sono utilizzabili quale prova documentale e, dunque, possono essere legittimamente acquisiti mediante la mera riproduzione fotografica, con la conseguente piena utilizzabilità dei messaggi estrapolati da una “chat” di “whatsapp” mediante copia dei relativi “screenshot”, tenuto conto del riscontro della provenienza e attendibilità degli stessi.